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Un caffè con: Stefano Labbia

 

Finalmente dopo un po’ di tempo riesco a postare qui sul blog un’intervista! Questa volta ho il piacere d’intervistare l’autore Stefano Labbia, di cui trovate la recensione del suo libro “Piccole vite infelici” cliccando qui

Benvenuto su questo blog, innanzitutto presentati ai lettori di Rubbs Books!

Salve a tutti e grazie per l’ospitalità! Sono un autore italiano con all’attivo alcune pubblicazioni (romanzi, raccolte di racconti e poesie) che di recente ha aperto assieme a dei soci una casa di produzione e management in Inghilterra.

Nel tuo libro, Piccole Vite Infelici, i protagonisti sono rappresentati in modo crudo, non sono edulcorati e finti rendendo quindi la storia reale. Come mai questa scelta di rappresentare i protagonisti in questo modo?

Il tipo di narrazione, asciutta, realistica, è stata scelta proprio in virtù della storia da raccontare: uno spaccato dei trentenni degli anni 2000. Felicemente infelici.

Sempre nel tuo libro “Piccole Vite Infelici” troviamo i personaggi lavorano tutti nel mondo dello spettacolo e del cinema. Tutti sono rappresentati in modo diverso, per esempio Caio Sano alla fine si riduce in uno stato di povertà. Quanto di te c’è all’interno di questi personaggi dato che anche tu in qualche modo lavori in quell’ambito?

Ogni scrittore, inevitabilmente, finisce per scrivere di ciò che conosce. Di quello che vede. Che sente. Che prova. Anche se farcita abilmente con gag e situazioni inventate, in ogni storia che narra, egli finisce per mettere un po’ di sé. A volte è utile, come una lente di ingrandimento che analizzi ogni cosa sotto un microscopio di parole.

Oltre alla scrittura di “Piccole Vite Infelici” hai scritto varie raccolte di poesie, per citarne una “Vivo!!!”, come mai “intervalla” fra il genere del romanzo e della narrativa e quello della poesia? Cosa gli danno questi due differenti generi?

Le poesie sono, per quel che mi riguarda, dei racconti in miniatura. Sono d’impatto maggiore ed hanno un potenziale immenso per via della loro brevità, del loro essere concentrate. Ogni genere poi ha dei paletti ben definiti. Richiedono un approccio diverso. Hanno regole diverse.

Come mai ha deciso di scrivere?

La scrittura è tutta la mia vita. Ho sempre scritto: poesie, racconti. Fumetti che disegnavo io stesso… Non riesco ad immaginare la mia vita senza scrittura.

Cosa cerca di comunicare con i suoi libri e con le sue poesie?

Domande. Cerco di porre domande ai lettori. Perché? Perché non ho risposte. Le cerco assieme a loro.

I suoi personaggi, di Piccole Vite Infelici, sono atipici, ma crudi e reali, come mai hai deciso di scrivere e di sceneggiare dei personaggi che potremmo trovare nella realtà e non ha reso questi personaggi si reali, ma più estremizzati o più pompati di fantasia?

Volevo creare empatia nel lettore, portarlo a chiedersi chi sia in realtà Caio Sano… il vicino di casa o persino se stesso. Ogni personaggio altro non è che uno specchio appeso al muro. Potrebbe benissimo essere quello in cui ci specchiamo la mattina appena svegli…

Kremesi l’antieroe creato da Stefano Labbi. Che oltre a scrivere silloge e romanzi, crea anche fumetti.

Quali autori contemporanei e del passato l’hanno formata e quali usa come esempio per migliorare nello scrivere e per crescere come persona?

Tantissimi. E continuano a farlo. Continueranno a farlo per sempre. Un elenco? Satre, Dostoevskij, Koestler, Lewis, Dickens, Paasilinna, Baurn, Longanesi… Ma anche Flaiano, Dumas, Harris, King, Doyle, Christie, Nicholas, Mann, Bukowski. E Shakespeare…

A chi consiglia la lettura dei suoi libri?

A coloro che vogliono mettersi in gioco. E che bramano verità.

Se in qualche riga dovrebbe convincere un lettore a comprare i suoi romanzi e le sue raccolte di poesie come lo convincerebbe?

Temo di avere già risposto – più o meno volontariamente – a questa domanda rispondendo alla domanda precedente.

Ringrazio di cuore Stefano Labbia per essersi concesso per quest’intevista, spero vi piaccia! Alla prossima!

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