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María di Nadia Fusini

 

Oggi vi parlo di una delle letture che sto facendo per la giuria popolare del Premio Bergamo che è un premio letterario molto importante della mia città.

Maria è una donna come tutte. È una donna che si innamora di un uomo siciliano e con cui va a vivere nella città natale di lui. La relazione fra i due potrebbe essere normale, ma lui è violento con lei e la maltratta. Maria assiste all’omicidio di un uomo da parte del marito. Da questo evento si scateneranno dentro di lei vari dubbi e problemi che la porteranno ad andare a confessare il delitto del marito, e ciò che ha subito, dalla polizia.

Può il dolore che si subisce dalle percosse in una relazione matrimoniale essere una sorta di amore perverso? Con questa domanda ovviamente non si intende le azioni sadomaso alla “Cinquanta sfumature di grigio” ma di vere e proprie percosse. La protagonista di questo libro, ovvero Maria, è la rappresentazione della questione appena esposta. Infatti nonostante suo marito la tratti come un canovaccio lei prova un certo piacere ad essere trattata in quel modo. Sorge quindi spontaneo chiedersi a cosa sia dovuto questo piacere insensato che la protagonista prova ad ogni percossa. A mio parere è una domanda alla quale non troveremo facilmente una risposta certa poiché la psiche umana è davvero complessa e quindi si possono fare solo supposizioni su questo tema. L’idea che mi sono fatto io da estraneo alla psicologia e similari è che Maria in realtà provasse una sorta di sadomaso al contrario.

Uscendo dalla questione riflessioni sul libro volevo spendere delle parole per il romanzo.
Ho trovato questa lettura davvero un fiasco totale. Questo perché a parte avermi fatto pensare su ciò che ho scritto poco fa non mi ha lasciato nulla. Anzi ho trovato questo libro in occasione sprecata, perché la storia trattata poteva essere davvero interessante e intrigante, ma risulta solo boriosa. Questa cosa è favorita da due fattori: il primo è la prosa usata dalla scrittrice che mi è risultata davvero artificiosa e a tratti inverosimile. Il secondo fattore invece è la scelta di scrivere questa storia dal punto di vista di un poliziotto che per lavoro redige i verbali. Questo modo di narrare risulta stancante e a tratti inutile poiché non aggiunge nulla alla storia principale se non le emozioni e l’ossessione del poliziotto che rendono la lettura lenta. Inoltre la scelta di dividere la storia in due parte, una durante la confessione di Maria e una quando il poliziotto protagonista riceve una lettera di Maria, non mi è risultata ben architettata, ma soprattutto l’ho trovata mal riuscita. Infatti se la prima parte,nonostante i difetti che ha, ci poteva stare. La seconda parte invece è totalmente superflua se non per capire più a fondo l’ossessione del poliziotto (che è talmente anonimo che non mi ricordo il nome) verso Maria. Essa però risulta superflua perchè tramite la lettera della donna non scopriamo più informazioni sul matrimonio di lei e dell’assassino, ma leggiamo le stesse cose dette durante la confessione solo in una forma diversa senza lasciar alcunché nel lettore.

In conclusione non vi consiglio la lettura di questo breve romanzo perché davvero non vi perdete un capolavoro della lettura moderna italiana. Anzi rischiate di leggere un libro che vi deluderà e che rimpiangerete di aver comprato.

Alla prossima!

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